
“Otto il numero della perfezione di ogni tetragono, quattro il numero dei vangeli, cinque il numero delle zone del mondo, sette il numero dei doni dello Spirito Santo. Per la mole, e per la forma, l’Edificio mi apparve come più tardi avrei visto nel Sud della penisola italiana Castel Ursino o Castel dal Monte, ma per la posizione inaccessibile era di quelli più tremendo, e capace di generare timore nel viaggiatore che vi si avvicinasse a poco a poco…”
Umberto Eco, Il nome della rosa
Riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità nel 1996, la fama e il mistero di Castel del Monte sono racchiusi nella sua architettura. I segni medievali sono i primi a catturare l’occhio dei suoi spettatori, ma bastano pochi minuti per rendersi conto di quanto il Castello sia contaminato da una moltitudine di elementi stilistici: i leoni all’ingresso ci riportano allo stile romanico, la forma delle torri allo stile gotico, e passando agli interni, i fregi si presentano in stile classico e ancora i mosaici suggeriscono un tocco islamico. Questo capolavoro architettonico è in altre parole un crocevia di stili e di storia, un paradiso per gli appassionati di architettura e storia dell’arte.
Otto sono i lati della pianta del Castello, otto sono le imponenti torri ottagonali disposte su ognuno degli otto spigoli. Otto le sale del piano terra e del primo piano, tutte di forma trapezoidale disposte in modo tale da formare un altro ottagono. Sembra quasi di dover risolvere uno scioglilingua! Il cortine, anch’esso ottagonale, dove al centro probabilmente era disposta una vasca, ottagonale.
La presenza quasi ossessiva del numero otto non è mai stata considerata un caso. L’ottagono in quanto figura geometrica, inoltre, è di per sé fortemente simbolica: è infatti la figura intermedia tra il quadrato, simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l’infinità del cielo. La sua scelta potrebbe segnalare il passaggio dall’uno all’altro.
Al rigore matematico della planimetria di Castel del Monte, basata sul numero otto, si aggiunge poi il rigore astronomico dettato dalla sua posizione che lo rende capace di creare singolari effetti di luce nei giorni più particolari dell’anno, di solstizio ed equinozio.

Avventurarsi nelle sale del Castello immerge il visitatore in un’atmosfera particolare. Le sale sono vuote, nessun arredo è sopravvissuto all’incuria e al vandalismo e sembra quasi di dover risolvere un enigma, di comprendere il perché dei tanti misteri che avvolgono il Castello a partire dalla sua forma.
Il tentativo di decifrare una struttura così particolare non può prescindere dall’interrogarsi sulla persona che l’abbia voluta costruire. Da qui diventa centrale la figura di Federico II di Svevia, ultimo sovrano a regnare in Sicilia, conosciuto con gli appellativi Stupor Mundi, ossia meraviglia, stupore del mondo, e puer Apuliae, fanciullo di Puglia. Senza dubbio una figura in anticipo rispetto ai suoi tempi, un sovrano illuminato, tollerante, un grande mecenate e cultore delle scienze.
La bellezza e il fascino di Castel del Monte possono essere apprezzati anche nel film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, ispirato a Lo cunto de li cunti, una raccolta di fiabe del Seicento scritte in napoletano da Giambattista Basile. Il film è stato girato nei luoghi più belli e suggestivi d’Italia tra Puglia, Toscana, Sicilia e Lazio. Proprio Castel del Monte è stato scelto come set di uno dei bellissimi racconti, La pulce. Grazie al film è possibile osservare il castello da diverse angolazioni, ammobiliato e animato dai suoi fantastici personaggi, con scene suggestive come quella finale che vede un funambolo intento ad attraversare un filo infiammato sospeso sul cortile centrale del Castello dove si ritrovano tutti i protagonisti dei tre racconti.

Dall’alto Castel del Monte assume la forma di una corona ottagonale, non a caso come quella con cui fu incoronato Federico II stesso.
L’idea di una corona posta su un colle della catena delle Murge occidentali, nei pressi di Andria, che troneggia imponente sul territorio pugliese è secondo me l’idea più affascinante che questo Castello possa regalare ai suoi visitatori.
Giulia